Siamo in Europa. È l’alba ed è ora di alzarsi. Ci dirigiamo in cucina, il solito caffè per iniziare la giornata è pronto. Bevendolo, ci avviciniamo alla finestra: tutto tace. Accendiamo il cellulare e lèggiamo le prime notizie del giorno. All’improvviso, lo sguardo cambia, la testa indietreggia, le sopracciglia si avvicinano come se volessero formulare un punto di domanda e un sussulto di sgomento che le labbra faticano ad articolare. La calma cessa. Un boato inatteso distrugge con violenza quel pensiero di pace che solo le prime ore del giorno conoscono. È caduta una bomba, le urla si elevano, è iniziata la guerra. Sembra una scena di un film, ma più che di “scena” è più consono parlare di “scenario”; lo stesso che l’Unione europea, armandosi, si attende o, per meglio dire, vuole scongiurare.In un contesto così preoccupante, in un mondo in cui bombe e razzi superano in velocità la penna della diplomazia, è lecito farsi domande. L’articolo 52 della nostra carta costituzionale sancisce che “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.”Una lettura superficiale potrebbe suggerire un vincolo inevitabile tra l’uso delle armi e il cittadino per la difesa della sua patria. Tuttavia, in un clima costituzionale di ripudio della guerra, il coinvolgimento dei civili diventa residuale e lo Stato raduna attorno al Tricolore, richiama al sacrificio i suoi cittadini soltanto in caso di insufficienza del personale addetto ai lavori. I primi ad essere chiamati alle armi sarebbero obbligatoriamente: l’Esercito, la Marina militare, l’Aeronautica militare, i Carabinieri e la Guardia di Finanza.Presumibilmente, ad essere riattivata, in uno scenario bellico, sarebbe la leva obbligatoria, che è stata sospesa in Italia con la legge 23 agosto 2004, n. 226.E cosa accadrebbe agli obiettori di coscienza? Sarebbero obbligati all’uso della forza armata?La risposta è negativa. Tuttavia, il dovere di cui all’articolo 52 della Costituzione si riferisce a tutti e non risparmia nessuno. La difesa della Patria, infatti, è un concetto molto esteso (che verrà affrontato in un successivo articolo di approfondimento) e richiama tutti al sacrificio nelle forme e nei limiti previsti dalla legge. Di conseguenza, un obiettore di coscienza potrebbe sfuggire all’uso delle armi, ma in ogni caso sarebbe tenuto a prestare un servizio civile sostitutivo.Insomma, l’ipotesi di una chiamata alle armi, di un “sì” dei cittadini potrebbe non essere esclusa.

