Il Knesset si è pronunciato
Nella giornata di lunedì 30 marzo 2026 è stata approvata dal Knesset, il Parlamento monocamerale israeliano, la nuova legge che ha esteso la pena di morte, per impiccagione, a “chiunque conduca attacchi mortali volti a negare l’esistenza dello Stato di Israele”, ergo a coloro che hanno compiuto atti terroristici. La legge in questione è stata proposta dal Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit (lett. Potere ebraico), ottenendo 62 voti favorevoli a fronte di 48 voti contrari e un’astensione.
Avversione internazionale
Una parte della comunità internazionale ha espresso fin da subito la sua preoccupazione a causa del contenuto velatamente discriminatorio del testo approvato. La legge infatti non ha utilizzato espressioni direttamente riconducibili ai palestinesi tuttavia, tenendo conto del segmento sopra riportato, si è ritenuto che essa possa divenire un ulteriore strumento di repressione del dissenso. In tal senso l’Unione Europea ha affermato la sua preoccupazione: “The Death Penalty Bill approved by the security committee of the Israeli Parliament is deeply concerning.” (Il disegno di legge sulla pena di morte approvato dalla commissione sicurezza del Parlamento israeliano è motivo di profonda preoccupazione). L’ONU, nella figura dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite, si è spinta oltre affermando che la sua eventuale applicazione nei territori palestinesi occupati costituirà un crimine di guerra. Al contrario, gli USA hanno adottato una posizione più cauta riconoscendo a Israele il diritto sovrano di adottare le proprie leggi nazionali, auspicando però che la legge in esame sia applicata tenendo fede alle garanzie del giusto processo.
Da quanto finora emerso, la linea adottata dalla governance israeliana rischia di acuire maggiormente le ostilità nella regione e rendere più difficoltoso il percorso per la pace. In questo contesto di tensione crescente l’ordinamento internazionale non può far altro che mostrarsi saldo nella sua intenzione di difendere e tutelare l’incolumità dei civili e il rispetto dei loro diritti fondamentali.

